Ovvero brevi resoconti di vita, di morte, di cazzate... e di viaggio, ogni tanto
Vabbò esco allo scoperto anche sul blog:
ho pubblicato una raccolta di racconti dal titolo Pietre, "Racconti di provincia". Il nome dato a questo umile lavoro è stato ispirato da una breve e sfuggente conversazione con una persona che ogni tanto si affaccia anche qui sul blog.
Una breve presentazione che si trova anche sulla quarta di copertina del libro:

Incredibile, almeno per me.
Una bella sorpresa comunque: la mia tesi di laurea è stata premiata sul sito di tesionline (il sito rappresentativo per eccellenza per chi pubblica su internet la propria tesi) quale la migliore nella sezione "Scienze economiche e statistiche". Tra i criteri di assegnazione il numero di consultazione della tesi e la segnalazione di alcuni docenti universitari.
Ecco il link: http://www.tesionline.it/news/premi-2008-2009-vincitori.jsp
Al di la del premio in denaro (1000 euro) una grande soddisfazione, anche perché proprio non me l'aspettavo; sono passati quasi due anni da quando ho discusso la mia tesi e pensavo che finisse là. Invece...
Vabbè pardon per l'autocampanilismo però ci voleva proprio.
La mia tesi di laurea è stata scelta tra le sei finaliste della categoria "Scienze economiche e statistiche" dei premi di laurea del sito tesionline.com, cioè il sito più rappresentativo per la auto-pubblicazione di tesi che ci sia su internet.
Questo è il link: http://www.tesionline.it/news/premi-2008-2009-finaliste.jsp
Si saranno forse sbagliati?
La cosa mi sorprende alquanto, soprattutto ora che sono incentrato nella pubblicazione di un'altro mio lavoro di cui darò notizia a breve sul blog.
beh, allora, a presto...
Solo per chiarire una discussione che si è affrontata in serata: la partecipazione di Vasco al concerto del primo maggio.
Primo maggio: Politicizzato, schierato, fottutamente di sinistra. E vabbè. Sarà... ci siamo forse scordati di essere dei lavoratori?
Vasco canta.
Vasco è di tutti. Fin qui non ci piove.
"Vasco non avrebbe dovuto prender parte a questo concerto". E perché?
Che cazzo di pregiudizi si possono avere nella propria mente per poter affermare una scemenza simile?
La Musica va oltre.
Non ha colore, ficca il dito nella piaga, da fastidio.
La Musica è superiore.
E' arte.
Chissà cosa pensava stamane nella sua visita in terra d'Abruzzi, l'illustre presidente del consiglio mentre quell'anziana signora cercava di abbracciarlo e di consolarsi, dichiarando la propria disperazione.
Chissà, se si chiedeva a cosa potesse fare nell'immediato per alleviare le sofferenze di quella donna? Oppure quale fosse la migliore posizione per poter essere inquadrato dalla telecamera e suscitare poi nel pubblico televisivo grande commozione e pietà...
E che dire dell'elmetto indossato, sempre al seguito di telecamere e di altri mezzi di informazione?
Non è forse anche questo sciacallaggio, fatto sul dolore e la sofferenza della gente? I politici non si chiedono che sarebbe meglio lasciare in disparte il proprio tornaconto personale (leggi immagine, apparenza), in certe situazioni?
E anche tu, caro leader dell'opposizione, mi sta bene andare nelle zone senza avere nessun giornalista al seguito, però perché sbandierarlo ai quattro venti dopo? Anche questa è una strategia d'immagine.
Apparenza, superficialità, comicità, Che brutta faccenda la politica del nostro tempo.
Dormo, da più di tre ore ormai.
Mare, sole, spiaggia nei miei sogni. La primavera fa i suoi effetti e prelude a climi migliori.
Sotto le coperte un caldo amico e confortante.
Vicino al cuscino il mio pupazzo vinto ad una fiera di paese alcuni anni fa, la mia mascotte.
La spiaggia inizia a tremare, sembra di navigare su questo mare di sabbia.
Il cielo viene giù, anche il sole che sembra bruciare sulla mia pelle.
Non faccio in tempo a svegliarmi che sono sotto a un cumulo di un qualcosa che fino a pochi istanti prima era la mia stanza.
Stordimento, mi fa male un po' tutto, non capisco niente.
Si riesce a sentire un rumore indistinto di allarmi di automobili, sirene. Sembra di essere nel pieno di un bombardamento aereo.
Qualcuno grida, lo inizio a fare anch'io.
Non riesco a pensare. Voglio solo capire come farò a salvare la pelle.
Ce la farò?
I primi bagliori dell'alba, rumore di cocci, di ruspe, di gente che fa di tutto per cercare di smorzare il proprio nervosismo e incredulità.
Una città distrutta.
Qualcuno ha capito dove sono: "Si, Qui. Eccomi!"
Si alza il cemento che mi stritolava e che stava paurosamente immischiandosi all'aria che incanalavo nelle mie vie respiratorie.
Una mano mi raggiunge, con un po' di fatica e di dolore riesco a tirarmi fuori.
La prima cosa che riesco a vedere è un obbiettivo di una telecamera, mi metto a piangere. Da un sacco di tempo non lo facevo.
Insieme a me, stretto all'interno del mio pigiama, il mio peluche che mi ha fatto compagnia in queste ore drammatiche della mia esistenza. L'unica cosa che sono riuscito ad afferrare e a stringere con me in mezzo a tutta quella confusione.
Comunque salvi, non era poi detto.
Solidarieta al popolo abbruzzese che sta passando delle ore tremende. Il peggio non è passato, anzi: case che non potranno essere più abitate, persone che si conoscevano rimaste per sempre sotto a quelle macerie, speciali di Bruno Vespa sulla tragedia, vite sconvolte. Solo una cosa: forza forza forza!
La frenesia del weekend ti prende, la senti dentro le ossa. Dopo una settimana passata a lavorare, a studiare, a non fare un cazzo. E' giusto rilassarsi un po', forzati del divertimento.
Ma dov'è scritto che nel weekend si sta meglio? A me sembra di essere soltanto più stanco, un cumulo di pensieri che va a sbattere proprio nei giorni del weekend. Weekend, maledetto weekend. Ma chi ce lo fa fare...
Gli amici chiamano, "Cosa si fa stasera, esci?", non si fa un cazzo come al solito, che pretendi? Non sono quello che tu cerchi. Non sono quello che tu vuoi.
Vado a prostituirmi, lontano, che almeno nessuno conosce la mia faccia.
Non ci azzecca lo stupore, nemmeno il pudore. Come diceva il Poeta: cosa esisti a fare se poi rimpiangerai tutto quello che non hai vissuto, sepolto sotto ad un terriccio umido e oscuro?
Suvvia, basta con le pippe mentali, basta con la sigaretta dopo il caffè, con il giornale alla mattina, con la primavera che s'avvicina, con la messa alla domenica, con il ritornello dopo la strofa, con la morte dopo la vita.
E' ora di metterselo bene in testa: siamo già morti! Condannati dal vivere in questo mondo. Cos'è l'inferno se non un retaggio di tutte le nostre peggiori paure, cos'è il paradiso se non quello che è l'esprimersi per quello che siamo, per quello che si è, per quello che vorremmo senza essere condizionati da nessun cialtrone che ci abbindola con tutti i suoi trucchi?
Parlo a vanvera, parlo per te, parlo per me. E' meglio stare zitti?
Si, soprattutto se non si parla a tutti. E quindi me ne vò
Ciao, da Las vegas
N.B. attenzione, questo è un messaggio cifrato, la CIA sa di cosa si tratta
Stasera non ho preso la macchina, non sta attraversando un bel periodo, neanche lei.
Sono uscito di casa e mi sono incamminato verso il centro della cittadina, in cerca di qualcosa di qualcuno. Ma cosa si può pretendere da un paese di qualche migliaio di abitanti.
Avrei voluto passare la serata in tutt'altro modo, ma non ci sono abbastanza denari per andare a vedere un concerto.
Mannaggia, mannaggia, con uno stipendio da impiegato non si riesce nemmeno ad arrivare alla fine del mese. Vabbè, sarà perché è un periodo che si sta affrontando alcune spesuccie, sarà per questa crisi che ce l'hanno ficcata ben bene dentro al cervello, sarà perché alla fine sono sempre i qualunque a prenderselo nel culo. Ma passerà, una nuova alba deve divenire.
Ho attraversato il parco, desolato, mentre la luna cresceva sulla montagna. Una luce fioca da principio, per poi rivelarsi in tutta la sua profondità e misteriosità, senza mai sapere cosa mai ci sarà dietro quel maledetto lato oscuro.
Due facce, un solo volto; grande bugiarda, magnifica illusione.
Quattro chiacchiere, una birra. A sbrodolarci addosso la nostra depressione.
Si torna a casa baby, nonostante c'era lei. Al più sarà per un'altra volta. "Ciao come stai, cosa mi dici di bello, ciao ciao". E non saper cogliere l'occasione. Oh... eterni ingenui.
Ora sono qui, davanti a questo schermo, vuoto.
Non rimane che dirsi: ciao belli, ciao a tutti, buonanotte, vi amo.
Find the difference, settanta anni e non sentirli:
« È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo arianonordico. »
(La difesa della razza anno I, numero 1, 5 agosto 1938, p. 2)
Utenti Facebook, 2009:
Fa freddo alle quattro del mattino. Ci si alza rincoglioniti, l'organismo non ne vuol sapere di ripartire, non capisce. Un caffè al volo, la caffettiera già pronta dalla sera prima sbuffa un po' anche lei sembra che non abbia voglia di funzionare.
Di fuori comunque un po' di vita c'è, qualche macchina che passa, gente che a casa si ritira, gente che esce e va a lavorare, un cane che tenta di aprire una busta di immondizia buttata giù dal secchio strapieno.
La chiave aziona il motorino d'avviamento, i pistoni girano dentro il loro rassicurante cilindro, la carrozzeria scricchiola e sente il passare del tempo. Si va. Gelo. Riscaldamenti che ci mettono un po' ad esser degni del nome che portano.
Brina sulla strada, si corre il rischio di tirare la macchina a muro.
Finalmente la stazione. Volti nascosti e avvolti dentro i cappucci degli impermeabili. Ne ha fatta tanta d'acqua. Si dice che il Tevere strariperà e vivaddio sommergerà il traffico che sporca la città.
Il treno non arriva, cazzo, ma lo scioper non era ieri?, qui si arriva tardi. Ma ce la farò, non perderò l'aereo. Minuti interminabili, altri coinvogli che intanto passano. Ma non sono i tuoi. Sigarette che vanno via, il nervoso che avanza.
Ma eccolo qui, mezz'ora di ritardo. Ma ce la farò.
Un taxi fuori alla stazione, quindici euro per far 3 chilometri. Azz, così poco?, faccio all'autista. Ma vai e insegui quell'auto, o meglio quell'aereo, anche sulla pista mentre decolla, che non voglio perderlo.
Mi scarica davanti all'aereoporto, ciao ciao.
Mi avvio verso i controlli della sicurezza, check in online, ce la dovrei fare, comuque.
Scavalco la gente in attesa prima di me, mi mandano a cagare. Tanto ce la faccio.
Sciolto, passo il metal detector, non prima di esser rimasto quasi in mutande. Riprendo la mia roba da un contenitore che sembra una bagnarola. Come quando hai appena lavato i panni e li porti fuori ad asciugare. Ma non c' tempo, forza, su, che ce la devo fare, cazzo. Ce la faccio.
Un gate lontanissimo mi oscura la speranza, arrivo li davanti di corsa, nessuno davanti a me, soltanto un paio di disperati dietro di me nella mia stesa identica condizione. Niente da fare. Non ce l'ho fatta.
Esco, qualcuno dileggia di me e della mia situazione, avrei voglia di spaccare qualcosa non offritemi l'occasione. Grazie.
Punto e a capo, ma viceversa. Un treno vuoto, una macchina già di nuovo da scaldare, una casa da pulire.
Sarà per il detersivo al limone, sarà per le troppe sigarette, sarà per il surgelato come gomma da masticare.
Però, cazzo, ce la dovevo fare.